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28 luglio 2026

Interventi e commenti

Gli “UFO medievali”: quando lo sguardo costruisce la realtà

C'è un affresco in Kosovo famoso per ritrarre due misteriose astronavi. In realtà si tratta del Sole e della Luna secondo la tradizione iconografica medievale. L'opera offre un'interessante occasione per riflettere su come la percezione costruisca il significato delle immagini e su quanto questo meccanismo sia rilevante anche nei contesti della salute e sicurezza sul lavoro.

Contributo a cura di Andrea Cirincione, psicologo del Lavoro, formatore e consulente aziendale, Consigliere Nazionale Aifos

Gli “UFO medievali”: quando lo sguardo costruisce la realtà

Nel monastero di Visoki Dečani, in Kosovo, un affresco del XIV secolo (ca. 1350, autori anonimi) raffigura la Crocifissione di Cristo. Eppure, da decenni, l'attenzione di molti osservatori non si concentra sul Crocifisso, né sulle figure che partecipano alla scena, ma su due piccoli dettagli collocati nella parte superiore della composizione. All'interno di due corpi celesti compaiono infatti delle figure umane.
A uno sguardo contemporaneo sembrano quasi sedute dentro capsule o abitacoli. Per alcuni osservatori ricordano veicoli in movimento. Per altri rappresenterebbero addirittura la prova che qualcuno, nel Medioevo, abbia osservato oggetti volanti non identificati. È una delle interpretazioni più note tra quelle che popolano il vasto universo dei misteri in generale e dell'arte in particolare.

Ma il vero interesse di questa immagine non riguarda gli extraterrestri, bensì noi che ci mettiamo lo sguardo. Quando osserviamo un'opera d'arte non vediamo mai soltanto ciò che è stato dipinto, ma anche ciò che sappiamo, che ricordiamo, e che ci aspettiamo di trovare. In altre parole, osservare non significa registrare passivamente la realtà ma costruirne una interpretazione. C’è una differenza tra sensazione, percezione e rappresentazione: la prima frutto dei sensi, la seconda del sistema interpretativo e la terza di quello valoriale.

Uno dei principi fondamentali dell'allenamento visivo nasce dalle ricerche dello psicologo Jerome Bruner (USA, 1915-2016), nell’ambito del movimento “New Look” sorto negli anni ’40. Egli dimostrò che la percezione è un processo attivo, nel quale la mente organizza e attribuisce significato alle informazioni disponibili. Attraverso il concetto di perceptual readiness evidenziò che tendiamo a riconoscere più facilmente ciò che siamo cognitivamente preparati a vedere. Per comprendere ciò che abbiamo davanti agli occhi utilizziamo continuamente esperienza, aspettative, cultura e modelli mentali. È anche il motivo per cui riconosciamo figure nelle nuvole o volti nelle forme della natura (fenomeno noto come “pareidolia”).

Nel caso dell'affresco di Visoki Dečani interviene un fenomeno ancora più interessante: l'anacronismo visivo. In pratica, osserviamo un'immagine medievale con una mente del XXI secolo.
Siamo immersi in un immaginario fatto di satelliti, navicelle spaziali, tecnologia, fantascienza, cinema e comunicazione digitale, e quando incontriamo una forma inconsueta in un'opera antica, il cervello cerca immediatamente riferimenti all'interno del proprio archivio di esperienze. Così il significato originario si allontana e ne emerge uno nuovo, costruito dalla sensibilità contemporanea.

Eppure, secondo l'interpretazione storico-artistica consolidata, quelle figure non rappresentano piloti né visitatori provenienti da altri mondi: sono la personificazione del Sole e della Luna. Nella tradizione iconografica bizantina e medievale gli astri potevano essere rappresentati come figure antropomorfe. L’immagine suggerisce che durante la Crocifissione non soffre soltanto l'uomo, ma partecipa l'intero cosmo e il cielo stesso diventa testimone dell'evento. L'affresco non racconta una tecnologia sconosciuta, ma una cosmologia complessiva dell'ordine del mondo: il rapporto tra Dio, l'uomo, la natura, il tempo e gli eventi della storia. La differenza è notevole.

Ma proprio questa differenza può diventare uno strumento formativo importante.
Nella formazione sulla salute e sicurezza siamo spesso abituati a concentrarci sugli errori. Quando accade un incidente ci domandiamo cosa una persona abbia fatto di sbagliato, quale regola abbia violato o quale procedura non sia stata rispettata.
La prospettiva della Safety II suggerisce una domanda differente: come fanno normalmente le persone a comprendere ciò che accade attorno a loro e a prendere decisioni che, nella maggior parte dei casi, funzionano?

Bruner ci spiega perché vediamo un’astronave dove non c’è. Karl Weick (USA, 1936-2026) ci spiega il sensemaking: l’azione umana parte da spiegazioni “sufficientemente coerenti”: per questo un rumore anomalo può essere interpretato come normale perché la macchina è rumorosa in base all’esperienza, e si rimanda l’intervento correttivo perché ritenuto non necessario. E così tralasciamo un dettaglio che -se compreso davvero- avrebbe prevenuto un incidente?
Edwin Hutchins (USA, 1948-vivente) allarga ulteriormente la comprensione con la cosiddetta “cognizione distribuita” che dimostra come un significato sia frutto dell’interazione fra persone, strumenti, ambiente, procedure, linguaggio. L'essere umano opera sempre in condizioni di informazione incompleta. Per orientarsi utilizza scorciatoie cognitive, esperienza e conoscenza del contesto. È una caratteristica che non rappresenta un difetto del sistema umano, ma una sua risorsa adattiva che va formata ad agire un sistema socio-tecnico. Se osserviamo soltanto il dettaglio dei due astri perdiamo il sistema che genera il significato dell'immagine, proprio come accade quando analizziamo un comportamento senza considerare il contesto operativo nel quale è avvenuto.

Pensiamo a un magazzino logistico.
Un carrellista vede un collega attraversare una corsia operativa. Il pedone, a sua volta, intravede il carrello in movimento. Nessuno dei due possiede tutte le informazioni disponibili. Il pedone pensa: "Mi ha visto." Il carrellista pensa: "Sa che sto arrivando." Entrambi costruiscono una rappresentazione plausibile della situazione basandosi sull'esperienza accumulata nel tempo.

Nella maggior parte dei casi questa interpretazione reciproca funziona e permette al lavoro di procedere senza problemi. Talvolta, però, il significato attribuito alla situazione non coincide con la realtà. Ed è proprio in quel divario che può nascere il rischio.
L'aspetto interessante è che il meccanismo cognitivo è lo stesso che porta qualcuno a vedere un'astronave nell'affresco di Visoki Dečani.

In entrambi i casi non stiamo osservando semplicemente ciò che è presente, ma stiamo completando l'informazione attraverso le nostre aspettative. Per questo motivo la sicurezza non può limitarsi alla trasmissione di procedure: deve sviluppare la capacità di osservare.
Allenare lo sguardo significa imparare a riconoscere i propri automatismi interpretativi, sospendere le conclusioni immediate e recuperare il contesto prima di attribuire significato a ciò che vediamo.
Significa chiedersi: sto osservando la situazione reale oppure la mia interpretazione della situazione?

L'affresco di Visoki Dečani continua a essere affascinante dopo quasi sette secoli proprio perché ci mette davanti a questa domanda: Il Medioevo vedeva il cielo come un testo sacro, noi lo leggiamo come uno spazio tecnologico. L'immagine non è cambiata ma è cambiato lo sguardo. E forse il vero mistero non riguarda ciò che il pittore vide nel Trecento. Riguarda ciò che noi, oggi, non siamo più allenati a vedere.

In fondo, educare alla sicurezza significa anche aiutare le persone a vedere non soltanto ciò che hanno davanti agli occhi, ma il significato che stanno attribuendo a ciò che osservano.

 

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